giovedì 10 ottobre 2013

Dies the Fire - S.M. Stirling

scritto da Fabio

Il presupposto alla base del libro di cui tratto oggi, Dies the Fire e scritto dall'ora sessantenne S.M. Stirling,  edito nel 2004 (la mia copia, edizione economica, edita da ROC, è del 2005, e consiste in 573 pagine) e destinato ad essere il primo di una serie di altri tomi dedicati al filone da esso tracciato, è piuttosto semplice, ovvero risponde alla domanda: cosa succederebbe se improvvisamente tutti gli apparecchi elettrici cessassero di funzionare?

Come potete immaginare le conseguenze sarebbero piuttosto pesanti, non riuscendo le economie di oggi a sostenere, prive dei macchinari, le richieste di cibo della popolazione mondiale, per cui il libro si colloca, tranquillamente, nell'ambito del genere post apocalittico, con la variante che il disastro non è provocato da una guerra nucleare ma dal bizzarro sconvolgimento delle leggi della fisica di cui alla premessa.
Allo stop dell'elettricità, inoltre, si aggiunge, come ben presto i protagonisti del romanzo scoprono (non sto quindi ancora spoilerando) anche la cessazione del funzionamento della polvere da sparo e dei motori a vapore, per cui l'umanità si ritrova, tutta di un colpo, riportata a piè pari al medioevo.

La conseguenza (ancora tranquillizzo chi sta leggendo, perchè sto rivelando meno di quanto non faccia il riassuntino nell'ultima di copertina) è apocalittica, con una polverizzazione dell'umanità, il crollo delle forme di governo, gente che muore come le mosche e, sulle ceneri del vecchio ordinamento, la costruzione di un nuovo ordine, molto più medievaleggiante come prospettiva, regole e contenuti.

La trama del racconto focalizza comunque l'attenzione principalmente su due gruppi di persone, non sollevando mai lo sguardo su scala più ampia, svolgendosi il tutto in Oregon, intorno alle città (cito le più note) di Salem e Portland.
I protagonisti principali sono quindi Mike Havel, un ex marine che vediamo all'inizio del libro alla guida di un aereo da turismo (che precipita), destinato ad assumere il ruolo di guida di un gruppo di sopravvissuti e Juniper Mackenzie, una cantante folk e sacerdotessa del culto Wicca,  a sua volta entità aggregatrice di un gruppo di sopravvissuti. Mentre il primo andrà formando una entità con impostazione più militare e propensa all'allevamento, la seconda darà vita ad un gruppo più ancorato al territorio ed alla coltivazione (visti i tempi, però, non manca anche qui una organizzazione militare). 

Spoiler --- I due gruppi sono destinati, nel corso del libro, ad entrare in contatto ed interagire, dimostrando entrambi una forte propensione ad organizzarsi e ad imporre, pur in modo proposto come ragionevole (sono i teorici 'buoni', in fin dei conti), su chi incontrano la loro visione del futuro. Quello che voglio dire, in altre parole, è che i nostri valenti protagonisti menano mazzate a destra e a manca, scontrandosi con bande di cannibali, con banditi, con piccoli despoti e via dicendo, il tutto dimostrando di essere meglio organizzati delle altre entità con le quali entrano in contatto. --- Fine spoiler

Il Ritmo della narrazione è abbastanza buono, iniziando già in questo libro l'autore a soffermarsi su alcuni aspetti peculiari del culto wiccan, così come a cercare di svolgere qualche approfondimento sulla psicologia dei principali personaggi. Nel contempo però è portato avanti con diversi accadimenti, tra battaglie e traversie, il filo principale del racconto, per cui la lettura, nel complesso, tende a tenere abbastanza la suspence. In diversi punti poi compaiono spiegazioni legate agli aspetti più tecnici delle questioni affrontate, per cui potreste (se farete davvero attenzione) diventare un po' più esperti nella costruzione di archi da guerra, così come potrete incontrare diversi emuli del famoso McGuyver (se eravate appassionati della serie tv omonima capirete di cosa sto parlando).
Il libro cerca quindi di proporre approfondimenti tecnici e psicologici, mescolando il tutto con l'incedere della narrazione della storia dei protagonisti, risultando nel complesso piuttosto riuscito, come conferma il fatto che l'opera abbia conosciuto diversi seguiti (due in questo filo narrativo e ben sette in quello successivo).
Attualmente sto leggendo il secondo libro della serie, ovvero The Protector's War, che si sta rivelando (sono a pagina 200) come caratterizzato da un ritmo mostruosamente più lento, con paginate e paginate nelle quali, tra una descrizione e l'altra, di persone, gruppi, tecniche, problemi e via dicendo, di fatto il filo della narrazione si muove ben poco. Fermo restando che qualcosa di grosso (una guerra), visto il titolo, dovrà accadere nelle restanti 400 pagine, per ora quello che mi balza agli occhi è che il libro che lo precede, ossia quello che sto recensendo, aveva uno sviluppo decisamente più avvincente e potrebbe essere anche letto in logica di one shot, arrivando, in bene o in male, ad una sorta di conclusione del suo arco narrativo.

Volendo approfondire la riflessione posso dire che l'idea alla base del romanzo è proposta senza troppi approfondimenti: i protagonisti dimostrano di essere rimasti sconvolti di fronte alla letterale sospensione del funzionamento delle leggi della fisica (in particolare delle termodinamica), ma nessuno azzarda neppure una spiegazione logica dell'evento (definito come The Change). E' quindi richiesta la classica, presupposta, willing suspension of disbelief per accettare il resto delle logiche proposte.
Quanto alla organizzazione che assumono i vari gruppi ciò che domina è un ritorno a forme di aggregazione forte, con una compressione quasi totale della individualità per chi segue, a favore della esaltazione di chi conduce (i leader). Scompaiono entità quali denaro e proprietà (in seguito si diffonderanno concetti tra la feudalità e l'attribuzione di terre ai militari per i loro servigi) e, soprattutto, la vita prende a svolgersi in modo molto più semplice ed 'immediato', senza troppi fronzoli. Le scelte morali prese nel libro a loro volta subiscono una semplificazione, con la necessità di sopravvivere che prende il sopravvento, giustificandosi sulla base di esso condotte che nella nostra vita quotidiana renderebbero i protagonisti non proprio dei 'buoni', ma piuttosto solo dei 'meno cattivi' dei loro avversari. Per capirci non ci sono grossi problemi nel giustiziare al volo banditi, cannibali e simili, così come a giudicare sommariamente le infrazioni ai 'codici di condotta', il tutto visto nella logica che, di fronte all'apocalisse, si torna indietro di parecchi gradini evolutivi, in tutti i campi.

A livello di lingua il testo non è di quelli facili da leggere, con una difficoltà che definirei medio - alta: non è complicato, per lettori esperti, seguire il filo del racconto, ma la presenza di termini 'specialistici', o almeno 'di settore' rende non sempre facile cogliere tutti i dettagli (pensate se McGuyver vi dovesse spiegare a parole come ha costruito una fortezza medievale ...).


Chiudo con due parole sull'autore, il sessantenne Stephen Michael Stirling (qui il suo sito, dove è possibile leggere alcuni passi di suoi libri), nato in Francia ma figlio di genitori anglo (madre) canadesi (padre).
E' noto principalmente per aver scritto diversi libri di storia alternativa e viaggi nel tempo: è proprio da una delle serie precedenti a quella (Nantucket, nella quale l'isola omonima è portata indietro nel tempo, al 1250 AC) con cui esordisce con il libro di cui abbiamo parlato che è nato, come spin off, il filone portato "The Change" portato avanti sinora in un arco narrativo di sette libri. Una delle sue altre saghe più note è quella dei Draka, nella quale (storia alternativa) assistiamo alla creazione di una colonia fondata dai lealisti sconfitti nella rivoluzione americana in Sudafrica e poi li vediamo, nella seconda guerra mondiale, impegnati a combattere contro i nazisti (con la peculiarità, però, di essere descritti come più militaristi e cattivi di questi ultimi ...).

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